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Interviste | Valentina Pasquali

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Valentina Pasquali | Dalla Bocconi a Dubai passando per Londra, vende consulenza e servizi finanziari. Esperienza internazionale alla ricerca della libertà.

Valentina, tu vivi e lavori a Dubai. Come sei arrivata a ricoprire la tua attuale posizione?
E’ stato un percorso iniziato 9 anni fa dopo la laurea. Un percorso iniziato come molti altri, un internship con un piccolo rimborso spese e la grande promessa che “se fossi stata brava e avessi mostrato la giusta attitudine” avrebbero considerato la mia assunzione.
Sorrido pensandoci, siamo ingenui da ragazzi, pieni di sogni, speranze e di fiducia nelle promesse.
E questa è una buona cosa, ci permette di continuare a cercare, a cercare di meglio.
Da ragazzi crediamo che il duro lavoro e l’impegno siano sufficienti, a volte questa ingenuità ci porta a credere che le aziende prendano decisioni di assunzioni del personale sulla sola base della nostra performance.
Ad un paio di mesi dalla fine dell’internship, la mia Manager che nel frattempo si era affezionata mi ha dato il consiglio di cercare altrove perché la tanto attesa proposta di lavoro non sarebbe arrivata.
Ricordo di aver iniziato ad applicare, senza fermarmi al confine nazionale. In pochi mesi avevo davanti 3 proposte di lavoro. Una sola di queste tre proposte era una vera offerta di formazione, con un vero salario. Le altre due, una a Milano e una in Australia, erano proposte allettanti, di grandi nomi del Lusso, ma senza nessun rimborso, e chiaramente senza nessuna possibilità di assunzione.
Ho scelto di trasferirmi in Austria accettando la mia prima vera offerta di lavoro. Questa prima esperienza mi ha aperto gli occhi su quanto ingiusto fosse il mercato del lavoro in Italia. Accettando questa offerta non sono più rientrata in Italia, da allora sono passati quasi 10 anni. Ho lasciato l’Austria un paio di anni dopo per trasferirmi in Irlanda, da lì in UK e un anno fa il grande salto verso gli Emirati Arabi.

Quali sono i pro e contro di lavorare negli Emirati Arabi?
Ogni Paese ha opportunità da offrire e alcuni svantaggi. Lavorare negli Emirati ti offre l’opportunità di conoscere una cultura molto diversa dalla nostra, di metterti alla prova e sfidarti ad aprire la mente e ad accettare le differenze. Grande opportunità di apprendimento, di crescita personale. I vantaggi indubbi sono legati al work-life balance, il migliore tra i paesi in cui ho vissuto, alla proposta salariale che non prevede tasse, una di quelle proposte che “non puoi rifiutare” e al bagaglio di competenze nel mondo bancario e governativo che questo percorso mi aiuterà a costruire.
Gli svantaggi, dal mio punto di vista, sono unicamente legati alla lontananza dalla mia famiglia.

Nonostante la tua giovane età hai già lavorato in diversi mercati e in diversi Paesi. Quali sono le principali differenze tra il mercato italiano e quelli esteri dove hai fatto esperienza diretta?
Una delle differenze principali risiede nel rispetto del lavoro dell’altro, indipendentemente dalla sua gerarchia aziendale. Irlanda e Regno Unito sono probabilmente i migliori mercati in cui iniziare una carriera lavorativa. Meritocrazia e mentorship sono alla base del rapporto azienda-lavoratore. La leadership rispetta i suoi impiegati e li forma per aiutarli a crescere verticalmente. Spesso è lo stesso Vice Presidente a farti mentoring. Un’altra grande differenza è legata al feedback, al feedback positivo oltre quello negativo. Le aziende investono sulla tua formazione e la formazione non è privilegio della dirigenza, l’accesso a programmi di formazione è standard e uguale per tutti.
Oltre le suddette, la differenza principale è sicuramente legata all’offerta salariale, decisamente più alta rispetto a quella italiana. Il mercato del lavoro in italia è saturo, le aziende richiedono livelli di istruzione altissimi per salari di ingresso molto bassi; è quasi l’opposto in Paesi come il Regno Unito, dove con una triennale puoi già entrare nel mercato del lavoro con uno stipendio due volte maggiore rispetto a un laureato con Master in Italia.

Qual è stato il tuo più grande fallimento e cosa ti ha insegnato?
Non esistono fallimenti nella vita, esistono battaglie perse ed errori che aiutano a diventare grandi. Una delle mie battaglie perse è stata negli anni del liceo. Un periodo difficile, in cui non sapevo cosa volevo, cosa mi piacesse. In cui i professori ti consideravano “di successo o meno” in base alla tua capacità di imparare secondo un modello di comunicazione univoco. Da questa esperienza ho imparato che esistono 5 stili comunicativi e ognuno di noi apprende secondo uno di essi. Cambiare percorso non è un fallimento, è un passo necessario nel percorso di evoluzione. I genitori devono guidare i ragazzi e aiutarli a cambiare percorso se la strada intrapresa non porta in nessuna direzione. Ero una ragazza energica, non riuscivo a stare seduta per ore e ore ad ascoltare il professore chiederci di leggere a turno e sottolineare quello che per lui era importante. Mi sono accorta che cambiando docente, cambiava il risultato finale. Grande lezione che mi ha aiutato a navigare le aule universitarie alla ricerca di docenti per me stimolanti e in grado di darmi l’energia per apprendere e voler migliorare.

Quali caratteristiche personali ti hanno aiutato ad arrivare dove sei adesso?
L’ironia vuole che le caratteristiche che mi hanno portato ad essere dove sono oggi sono proprio quelle che mi hanno reso gli anni della scuola difficili. Sono determinata, capace di dire “no” a quello che trovo sbagliato. Sbagliato è accettare di lavorare senza retribuzione. Se l’azienda retribuisce 0 quella mansione, significa che il suo valore è nullo. Pertanto devi accettare di non star contribuendo ai profitti aziendali e cercare un’altra strada. Accetto le difficoltà che nascono dall’essere fuori dalla confort zone e mi spingo a lavorare su paure e limiti. Credo nell’apprendimento, nel continuo educarsi per essere un prodotto appealing sul mercato, anzi sui mercati. Credo fortemente che l’importante sia provare e che gli errori aiutino a migliore la mira per il prossimo shot. Le tue competenze sono l’asset più importante, investi il 10% della tua retribuzione in formazione e sarai sempre al passo con il mercato. Ho la capacità di leggere le persone e il contesto e questo mi permette di navigare le dinamiche aziendali a mio favore. Non rimando a domani, completo il lavoro iniziato e lo faccio sempre al meglio delle mie capacità, sono sempre pronta a lavorare sui feedback e a cercare coaching. Queste caratteristiche, mi hanno aiutato a creare un network di persone che avessero la voglia di aiutarmi a crescere e a ricoprire posizioni più importanti.

Sei felice?
Assolutamente si. Ricordo il mio professore di filosofia chiederci “Come immagini la tua vita da adulto?”. Immaginavo una vita di avventure, un lavoro che mi consentisse di viaggiare spesso, di conoscere culture nuove. Ricordo sognare ad occhi aperti una vita “libera”, senza confini, lontana da miti e leggende create dalla società. Ad oggi mi sento libera, ho costruito un profilo professionale che si basa su competenze solide e richieste dal mercato. Non ho paura di perdere il lavoro perché in meno di 2 mesi ne avrei un altro, posso lavorare in ogni mercato, in ogni settore. Questa pace di mente mi consente di accettare lavori sfidanti ma altamente retribuiti, mi consente di essere artefice non vittima nelle mie scelte lavorative. Mi consente di fare piani per il futuro, investimenti e sviluppare idee di business.

Facciamo adesso un passo indietro. Raccontaci il tuo percorso di studi e che obiettivi avevi da studente.
Sono laureata in Business Administration & Management in Bocconi. A questo sono seguiti molti corsi formativi come un MOOC in Brand Management alla London Business School e un Exchange Program alla Koc University di Istanbul. Molta formazione on the job con corsi di specializzazione su temi relativi a C-Level engagement, effective commmunication, value selling e tecnologie a supporto dello sviluppo di nuovi business model.
Come studente i miei obiettivi erano quelli di trovare un lavoro che mi stimolasse e coinvolgesse, non importava in quale settore, ma doveva dare alla mia mente la possibilità di espandersi; quello di imparare un paio di lingue per poter essere in grado di abbracciare opportunità fuori dai confini nazionali; e in ultimo, rientrare dall’investimento universitario che i miei genitori avevano fatto, e questo implicava essere aperto a lasciare il Paese.

Alla luce delle tue prime esperienze lavorative, se tornassi indietro rifaresti lo stesso percorso di studi?
La Bocconi è stata un ottimo trampolino di lancio, ma non per la qualità dei docenti o dei corsi, ci sono molte università pubbliche con ottimi docenti e corsi di laurea. Il valore aggiunto e gli elementi differenzianti della Bocconi sono due, a mio parere, il collegamento con le università estere, che ti apre gli occhi sul mondo che esiste fuori dai confini nazionali e il collegamento con le imprese e il mercato del lavoro. Se tornassi indietro non rifarei lo stesso percorso, sceglierei un percorso economico ma con forte specializzazione sulle tecnologie e l’utilizzo dei dati e lo farei nel Regno Unito.

Quali consigli vuoi dare ai giovani laureati italiani che affrontano le prime esperienze lavorative?
Non fermarti alle prime offerte, sei un prodotto di valore, anche senza esperienza, ma di valore. Cerca una azienda che voglia investire sulla costruzione delle tue competenze. L’inglese è fondamentale, imprescindibile. Sii sempre onesto con te stesso, osserva il mercato in cui decidi di lavorare, cosa sta cercando, quali competenze, avere un passione è importante, ma la stabilità economica lo è altrettanto. Se scegli di seguire le tue passioni devi essere disposto a farlo anche fuori dai confini nazionali. Incontrerai molte persone che ti dicono “che devi fare un sacrificio” prima di poter vedere i frutti. Non è sempre vero e non è vero in termini assoluti. Impegnarti al massimo, accettare i feedback negativi, migliorarti è imprescindibile tanto quanto essere retribuito, e le due cose vanno di pari passo.

Quali consigli ti senti di dare ai manager che assumono giovani laureati?
Ricorda che i tuoi figli lavoreranno sul mercato che contribuisci a costruire.